MINIATURE NAPOLEONICO

WATERLOO 18 GIUGNO 1815 . EMPOLI GAMES . 3/4.10.2026

I Mad Elite Wargamers hanno partecipato ad Empoli Games 2026 che si è tenuta ad Empoli il 3-4 ottobre 2025 presso il Palazzo delle Esposizioni ed organizzato da Ascev.

1) “Waterloo 18 giugno 1815” – La fine dell’era napoleonica

Scala miniature : 20 mm

Regolamento : Wellington’s Victory rivisitato

Lo scenario è stato premiato per la passione dimostrata nella ricostruzione storica e per il paziente e meticoloso lavoro di realizzazione.

Lo scenario presentato, di grande impatto visivo, si estendeva su una superficie di 180 cm per 360 cm al centro della quale facevano bella mostra di sé la fattoria della Haye Saint e il castello di Hougoumont realizzati in MDF dalla Sarissa e completati da campi, boschi e frutteti autocostruiti.

Sul campo erano schierate più di 2000 miniature in 1/72 rappresentanti l’esercito alleato (Inglesi, Belgi, Olandesi, Tedeschi) e l’esercito francese. I soldatini erano organizzati in basette rappresentanti ciascuna un battaglione nel rapporto di un figurino ogni 100 uomini reali. Ogni basetta aveva alla base una legenda con il nome, il suo posto nell’esercito e tre valori: 1) numero di uomini espresso in centinaia, 2) efficienza dell’unità -Milizia, Regolare, Elite- 3) movimento – espresso in punti per permettere volendo di giocare con altre scale.

Erano inoltre rappresentati da apposite miniature tutti i comandanti dalla brigata fino a Napoleone e Wellington con i loro ufficiali

Con un grande lavoro di squadra i Mad Elite Wargamers hanno rapidamente disposto le truppe come erano sul campo di Waterloo alle undici della mattina del 18 giugno. Per facilmente intuibili problemi di spazio, si è omessa la zona di Plancenoit anche tenuto conto che i Prussiani sono arrivati in tarda serata, ma sono state tolte ai francesi le unità mandate a cercare di fermarli (il VI corpo d’armata di Mouton, la cavalleria di Domon e Subervie, la Giovane Guardia e due battaglioni dellaVecchia).
Per giocare la partita ci si è avvalsi di un Home Rules basato su Wellington’s Victory, estremamente semplificato ma di ottima fruibilità che permetteva ai giocatori di sfogarsi tirando manate di dadi.

La partita, giocata su due giorni, si è trasformata in una battaglia di attrito, nella quale tutte e due le squadre hanno dovuto mandare sotto il fuoco tutte le loro riserve: alla fine del secondo giorni gli eserciti sembravano due pugili che stavano in piedi per miracolo: con un’altra mezza giornata uno dei due avrebbe incassato il pugno decisivo per mandarlo al tappeto.

Così come è andata il risultato è stato invece un pareggio: chi ha vinto è stato lo scenario che ha visto i giocatori combattere con furia per tutti e due i giorni divertendosi moltissimo, i visitatori fare tantissime foto e la giuria assegnarli il premio.

Waterloo 18 giugno 1815: storia di un sogno

Un racconto di Alessandro Guidi

Era il 1970. Io ero un giovane quattordicenne che aveva smesso di giocare con i soldatini ai cowboys e agli indiani e aveva scoperto il fascino delle grandi battaglie giocate con i mitici 1/72 della Airfix. Poco importava se erano giapponesi contro romani, la cosa importante era che riempissero il tappeto.

Un pomeriggio di quell’anno i miei mi portarono a Viareggio in passeggiata e poi al cinema (in quel tempo c’erano almeno sei cinema che davano film in prima visione) a vedere un film intitolato Waterloo. E fu una folgorazione.

Una coproduzione italo russa (la guerra fredda si era fatta tiepida) con più di diciassettemila comparse fornite dall’Armata Rossa, addestrate a muoversi come napoleonici, su un campo di battaglia ricostruito ex novo in Ucraina, con enormi cariche di cavalleria, cannonate e fumo dovunque.(Simon Lewis: Waterloo, making an epic – Bear Manor Media, Orlando 2022)

E poi grandi interpretazioni di Rod Steiger, Cristopher Plummer e tanti altri comprimari, tutti vestiti in uniformi dell’epoca ricostruite fedelmente in Italia da Ugo Pericoli e dal suo staff.(Ugo Pericoli: Uniformes des Armees de Waterloo – EDITA 1975, Paris).

Cominciai allora a dipingere i napoleonici che la Airfix aveva immesso sul mercato ma con gli smalti lucidi disponibili in quel tempo i risultati erano miserabili e con la fine del liceo smisi di farli.

Poi la vita ha preso le sue strade, mi sono laureato, ho cominciato a lavorare, ho messo su famiglia e nel 1990 la voglia di ricominciare a dipingere ha rifatto capolino.

Adocchiata nel negozio di modellismo della mia città (allora c’erano ancora i negozi di modellismo) la scatola dei Lancieri Polacchi della Esci ho resistito per un po’ poi ho ceduto e comprato i soldatini con qualche pennello e un po’ di colori.

In quegli anni c’erano gli smalti opachi della Humbrol e i primi risultati furono incoraggianti: i miei lancieri erano bellini da vedere.

Come se fossi caduto nel vortice della droga cominciai ad acquistare altri napoleonici e piano piano filtrò l’idea di provare a ricostruire la battaglia di Waterloo. Ma tutto era molto confuso; non capivo niente di tutte quelle formazioni e divise e per lo svolgimento della battaglia potevo contare solo sulla descrizione di Victor Hugo nei Miserabili.

Ma poi in un viaggio a Londra trovai ed acquistai (ora che avevo imparato a leggere in inglese) il libro di Chandler sulla battaglia (David Chandler: The Hundred Days – Osprey, London 1980) che mi illuminò e per la prima volta mi mise in grado di capire come si era svolta la battaglia mentre in un negozio di giochi trovai il boardgame di simulazione Wellington’s Victory della SPI che riportava tutto l’ordine di battaglia a livello di battaglione di tutte le forze impiegate.

Potei finalmente organizzare le truppe che lentamente stavo dipingendo secondo una schema logico in cui ogni soldatino rappresentava 100 uomini sul campo e il mio esercito cominciava a modellarsi su quello reale: trovai anche dei modellini in carta degli edifici presenti sul campo.

Inoltre se la Esci era sparita e l’Airfix talvolta era difficile da trovare, la Revell aveva cominciato a produrre napoleonici di ottima qualità e soprattutto i tipi di truppe che mancavano sul mercato. Sommando le tre marche e considerato il fatto che le divise napoleoniche si assomigliavano tutte, usando le colorazioni appropriate e scambiando qualche testa si potevano riprodurre quasi tutte le unità. Fondamentale fu la scoperta del libro di Haytornthwaite che forniva indicazioni chiarissime su tutte le divise indossate quel giorno a Waterloo (Philip Haytornthwaite: Uniforms of Waterloo – Arms and Armour, London 1996).

Nel frattempo però avevo cominciato a fare scenari della Seconda Guerra Mondiale e a portarli in giro per le fiere: la cosa mi aveva un po’ preso la mano e se gli eserciti del 43-45 crescevano a dismisura, i napoleonici avevano subito una battuta d’arresto.

Ma con il pensionamento la vecchia voglia è ritornata: grazie alle ditte dell’est (soprattutto Svezda, Hat, Strelet…) che hanno prodotto napoleonici di tutti i tipi mi è stato possibile completare il quadro dei figurini necessari per l’esercito francese e per quello inglese. (Mark Adkin: The Waterloo companion – Aurum Press, London 2001)

La Sarissa ha messo a disposizione la fattoria della Haye Saint e il castello di Hougoumont.

Per completare il quadro mancavano i prussiani, che sempre sottovalutati dagli storici inglesi sono stati decisivi per la vittoria degli alleati (Peter Hofschroer: Vol 1The Waterloo campaign: Ligny and Quatre Bras – Vol 2 The Waterloo Campaign: The German victory – GreenHill books 1997).

Avendo molto tempo libero in capo a qualche mese anche tutti Prussiani sono stati colorati.

Lo scenario era finito, tutto era pronto per andare in scena: luogo designato per la prima la due giorni di Empoli.