MINIATURE NAPOLEONICO

SCENARI SAILS OF GLORY . CARRARA SHOW . 30.05.2015

Nei nostri ricordi come Gruppo Storico c’è l’organizzazione dello spazio condiviso con Ares Games e la partecipazione a Carrara Show il 30 e 31 maggio 2015 presso Carrara Fiere di Marina di Carrara.

Il nostro gruppo è stato presente con 2 tavoli dimostrativi dedicati a Sails of Glory.

La domenica è stato presente anche uno degli autori, Andrea Angiolino, che giocato insieme a noi.

Sails of Glory è basato sul sistema di gioco di Wings of Glory modificato ed esteso per rappresentare in modo accurato i combattimenti navali del XVIII e XIX secolo, e specificamente del periodo Napoleonico.

SCENARIO 1 – “Rompete il Blocco”

23 Maggio 1812, Stretto di Gibilterra: le navi alleate, salpate dai porti di Marsiglia le Francesi, e di Barcellona le spagnole, si riuniscono in una doppia linea all’ingresso dello stretto di Gibilterra per bloccare un convoglio Inglese che si appresta ad entrare nel Mediterraneo per scortare un importante dispaccio alle truppe Inglesi di stanza in Egitto.

Descrizione Scenario “Rompete il blocco”

Navi ammesse : 8 navi alleate (1 francese e 7 spagnole) ; 6 navi inglesi

Disposizione: Le navi alleate, salpate dai porti di Marsiglia le Francesi, e di Barcellona le spagnole, si riunivano in una doppia linea all’ingresso dello stretto di Gibilterra per bloccare un convoglio Inglese si apprestava ad entrare nel Mediterraneo per scortare un importante dispaccio alle truppe Inglesi di stanza in Egitto.
Obiettivo: Le navi britanniche devono rompere il blocco.

Dal diario di bordo del Vice Amm. Hidalgo Coimbra De Hasevedo.

Oggi, 23 maggio 1812, le Colonne d’Ercole sono state teatro della della più grave ed umiliante disfatta che la flotta alleata abbia subito da quando hanno avuto inizio le ostilità. Questa volta gli schieramenti in campo erano davvero impressionanti, sei navi Inglesi, tra cui la Victory dell’ Ammiraglio, la Britannia del Contrammiraglio Colingwood e la Dradnought del Pirata Rosario, ahimè, passato tra le fila di Sua Maestà. Lo scontro, quindi si presentava quantomai interessante. Gli obbiettivi erano chiari. L’Imperatore, venuto a conoscenza del fatto che un convoglio Inglese si apprestava ad entrare nel Mediterraneo per scortare un importante dispaccio alle truppe Inglesi di stanza in Egitto, ordinava alla flotta alleata, capitanata dall’ammiraglio Andrè, di impedire l’accesso ai nemici. Le navi alleate, salpate dai porti di Marsiglia le Francesi, e di Barcellona le spagnole, si riunivano in una doppia linea all’ingresso dello stretto di Gibilterra, sottovento la Cesar, la Argonauta, la San Francisco de Assisi e la Firma, sopravento la Orient, la Ss Trinidad, la Santa Ana e la Principe delle Asturie. Subito fuori dallo stretto ecco gli Inglesi divisi in tre gruppi da due vascelli ciascuno, da sud a nord. L’inizio della battaglia sembra promettere bene per gli alleati, infatti, appare chiaro sin da subito che non sarà agevole per l’Ammiraglio superare indenne il possente schieramento alleato. Per di più anche Eolo sembra giocare a favore degli alleati, in effetti, in breve tempo il vento cambia direzione e aumenta paurosamente di intensità. Ma come disse un illustre stratega e pensatore contemporaneo, “non dire gatto se non l’hai nel sacco!”. Mai proverbio fu più azzeccato! Gli alleati, gaudenti per le variazioni climatiche, che, apparentemente sembravano osteggiare i piani britannici, non si accorgevano che la situazione climatica che si era creata costituiva un serio pericolo per la realizzazione della strategia elaborata dagli ammiragli alleati. Non solo, ad un iniziale fase in cui gli inglesi presentavano serie difficoltà nel gestire le bordate contro i nemici, facevano subito da contraltare una serie di sfortunatissimi episodi che colpivano gli equipaggi franco-spagnoli, si ricordano per dovere di cronaca le duplici esplosioni a bordo prima della Cesar e poi dell’Argonauta che causavano non pochi danni ai vascelli alleati. Ma il bello doveva ancora arrivare! Di lì a poco, infatti, accadeva l’incredibile. La Orient che guidava la linea alleata di sopravento, falliva miseramente la manovra di virata e, purtroppo, ciò provocava un disastro di immani proporzioni, atteso che le due prima classe spagnole Ss Trinidad e Santa Ana, che seguivano a breve distanza l’Ammiraglia francese non riuscivano ad impedire la collisione con la stessa. Ma ciò che è peggio, l’errore della Orient, oltre ai danni dovuti alla collisione, provocava un danno tattico ben maggiore. Infatti, l’eccessiva vicinanza con le coste spagnole, impediva alle tre navi qualsiasi manovra di disimpegno. O mio dio! Le tre prima classe, ormai alla deriva erano destinate ad incagliarsi sui bassi fondali della costa andalusa. A questo punto lo scontro era irrimediabilmente segnato, senza tre prima classe, con due terza classe già seriamente danneggiate la battaglia rischiava di avere esiti veramente nefasti per gli alleati. Fortuna ha voluto che gli equipaggi Inglesi, le cui risate di scherno si udivano addirittura dai ponti delle navi alleate, in un gesto di estrema cavalleria, facevano proprio il motto “non sparare sulla croce rossa” e decidevano perciò di proseguire nella loro missione incuranti dei nemici e consapevoli che tanto era inutile correre dei rischi con abbordaggi di navi nemiche i cui equipaggi ed ammiragli provvedevano da soli a recarsi danno! Gravi sono stati gli errori di comando, ma tanta è stata anche la sfortuna!

SCENARIO 2 – “La Vendetta dell’Ammiraglio”

30 marzo 1810, promontorio di Brest, Atlantico settentrionale: l’Ammiraglio Andrè conduce la flotta alleata contro i sudditi di Sua Maestà.

Navi ammesse : 4 navi alleate (2 francese e 2 spagnole) ; 4 navi inglesi

Disposizione: in linea di combattimento

Obiettivo: Le navi alleate devono affondare l’Ammiraglia inglese.

Dal diario di bordo del Vice Amm. Hidalgo Coimbra De Hasevedo.

Oggi, 30 marzo 1810, nelle gelide acque dell’atlantico settentrionale si compie la vendetta dell’ammiraglio Andrè. Dopo mesi passati a digerire gli amari bocconi della sconfitta, finalmente l’Ammiraglio Andrè, grazie ad una condotta tattico-strategica magistrale, e grazie anche ad un pizzico di fortuna, spesso mancata in passato, ha condotto la flotta alleata ad una splendida vittoria contro gli odiati sudditi di Sua Maestà. Come già la volta scorsa, anche in questa occasione il teatro della battaglia si presenta assai insidioso, specie tenuto conto delle scarse abilità manovriere degli alleati. Uno stretto canale, diviso dalla presenza di uno scoglio, spauracchio degli alleati, divide le due flotte. Questa volta Andrè pondera le sue scelte e, sfruttando il favore del vento, posiziona le sue navi subito fuori dal promontorio di Brest, in linea di fila, di traverso, con direzione sud-nord. La flotta britannica, la cui guida è lasciata dall’Ammiraglio al suo fido Colingwood, si posiziona, su due file parallele, a sud del promontorio di Brest. Le due flotte sono già a contatto a media distanza e subito partono le prime bordate. Le due prima classe spagnola Ss. Trinidad Rayo ingaggiano subito l’ammiraglia Inglese Britannia, poco dopo anche le due navi di Andrè, l’ammiraglia Ocean e la terza classe Neptune, iniziano a martellare la capofila Inglese.  Lo scontro entra subito nel vivo quando anche la nave dell’Ammiraglio, la Dreadnought, entra in scena. Ora la Britannia da una parte e la Ss. Trinidad dall’altra sopportano tutto il peso del fuoco nemico ed infatti in breve tempo entrambe iniziano a pagare pegno. Le due flotte sono quasi parallele e si scambiano reciproche “cortesie”, anche se l’ammiraglia inglese risulta troppo esposta al fuoco di ben quattro navi nemiche. Per evitare il peggio, Colingwood decide di orzare verso sud, anche perché nel frattempo si stava avvicinando pericolosamente allo scoglio.  La linea Inglese sembra decisa a passare a sud dello scoglio, quando all’improvviso ecco che l’Ammiraglio con la sua Dreadnought vira per cercare una rotta che lo porti alle spalle della linea alleata. Nel frattempo Andrè, cercava di accorciare la distanza con il nemico e perciò aveva iniziato a poggiare portando le sue navi di poppa dirette verso lo scoglio soprannominato per l’occasione “della paura”. I figli di Albione, vista la manovra Andrè, già pregustavano una facile vittoria, memori dell’esperienza della precedente tenzone, ma, ahimè per loro, questa volta Andrè aveva fatto bene i suoi conti e con una scelta azzardata ma efficacissima decideva di passare con le sue due navi ad est dello scoglio per cercare così di tagliare alle spalle la rotta delle navi inglesi. L’Ammiraglio, vecchia Volpe non veniva colto di sorpresa e, avendo intuito la mossa, ultimata la virata procedeva con una seconda virata così da portarsi nella posizione utile per coprire le spalle di Collingwood che nel frattempo aveva a sua volta virato con l’ammiraglia e la Defiance mentre, inspiegabilmente, si era allontanato con l’altra terza classe Cesar escludendola di fatto dallo scontro. A questo punto la battaglia si faceva interessante perché le due navi di Andrè si stavano avvicinando pericolosamente alla Britannia, già seriamente danneggiata e alla Defiance, anch’essa segnata dalle bordate delle due navi francesi. Tuttavia lo scontro era ancora incerto, posto che l’Ammiraglio era pronto a balzare sulla preda francese appena ne avesse avuto l’occasione. Questa volta però, udite udite, l’Ammiraglio sbaglia clamorosamente tattica e ordina una nuova virata (gli strateghi ritengono che la scelta sia stata dettata dalla voglia dell’Ammiraglio di mostrare ai poveri marinai nemici le eccelse doti manovriere degli equipaggi di Sua Maestà (ma già lo sappiamo!), sta di fatto che così l’Ammiraglio dava via libera alla manovra di Andrè che stava infilandosi tra le linee nemiche. Questo eccesso di narcisismo costava caro agli Inglesi, infatti la terza classe Inglese Defiance, si trovava a tu per tu con le due navi francesi. Non solo, nel marcatempo si erano avvicinate anche la Rayo e la quinta classe spagnola N. S. de Pilar, pronta quest’ultima, a dare supporto in caso di abbordaggio. La situazione per i  britannici si faceva veramente pericolosa. La Defiance rischiava l’abbordaggio e nessuna nave amica era in grado di aiutarla. De Hasevedo, accecato dal desiderio di lavare l’onta delle ripetute umilianti sconfitte subite in passato, insisteva con Andrè affinché questo manovrasse per bloccare la fuga alla Defiance e predisporla così al successivo abbordaggio da parte della Rayo e della N.S. de Pilar, ma Andrè, dando mostra di grande saggezza e memore della cortesia riservatagli nell’ultimo scontro dall’Ammiraglio che non aveva infierito sui nemici, decideva di lasciar andare la terza classe Inglese e ordinava a tutta la flotta di disimpegnarsi dal nemico. La vittoria è stata ottenuta, per ora accontentiamoci di questo, il favore è stato ricambiato. Ora siamo pari se ne riparlerà la prossima volta. La domanda, però, sorge spontanea, ci sarà mai un’altra così ghiotta occasione per catturare una nave inglese?